Piatti e cibo: artigianale è meglio la storia di Roberta Oppedisano

Piatti e cibo: artigianale è meglio

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Spesso ci si sofferma ad ammirare un piatto. Ma quando scriviamo “piatto” ormai, almeno tra gli addetti ai lavori, si intende più il contenuto che il “contenente” o “contenitore”. Le ceramiche in realtà ormai sono parte integrante del nostro immaginario gastronomico. Di tutte le forme, colori, impressioni tattili e dimensioni. C’è chi presenta 6 tortellini in un piatto di 35 centimetri di lunghezza, chi invece ormai usa solo materiali naturali – spesso laccati – per presentare le proprie tartare di manzo o pietanze a base di carne. Ma i materiali e l’abbinamento piatto – cibo sta iniziando ad essere una costante nel processo creativo degli chef. E da qualche anno alcuni artigiani hanno iniziato a collaborare con una certa frequenza al lavoro dei cucinieri e dei food designer. Scambiamo qualche battuta con Roberta Oppedisano, giovanissima artigiana dei materiali ed ingegnere edile, che si sta affermando in tutta Italia come una delle più brillanti promesse per l’artigianato giovanile, realizzando per prestigiosissime firme gourmet, alcuni tra i più bei piatti che potrete trovare in circolazione.

Ciao Roberta, grazie per la disponibilità. Innanzi tutto raccontaci il tuo percorso didattico e l’inizio della tua carriera…

Dopo essermi laureata in ingegneria edile, ho lavorato come capo cantiere nell’impresa di famiglia per tre anni e…posso dirti che è stata un’esperienza bellissima! Ho dato tutta me stessa ma ho imparato tanto. Ricordo quegli anni sempre con il sorriso. Il cantiere ti insegna tanto, sia a livello personale che professionale.

Solo successivamente, nel 2014, quando la crisi edilizia era ormai padrona del nostro paese, ho deciso di intraprendere questo “viaggio” nel mondo della ceramica. Così mi sono iscritta alla scuola di Arti e Mestieri, decisa a creare un giorno un’azienda mia che producesse maioliche fatte a mano, perché era una cosa che da sempre mi affascinava! Beh, ho fatto di tutto tranne che quello!

Ora ho concluso il terzo e in attesa dell’inizio del quarto ed ultimo anno, sto frequentando un corso di modellazione (resine, gessi, siliconi e quant’altro).

Architettura d’interni: quanto è importante lo studio della luce e come la tua professionalità riesce a movimentare gli spazi grazie alle pareti modulari che realizzi?

Creare degli elementi modulari per risolvere problemi all’interno di uno spazio architettonico e nello stesso tempo personalizzarlo realizzando strutture composte sempre nuove, è per me l’anello di congiunzione tra la mia vecchia professione e quella di adesso quindi lo faccio sempre con grande entusiasmo. Per quanto riguarda la luce, c’è una frase, che per me è stato un insegnamento di vita, che mi disse il maestro Nino Caruso, e ciò che “l’ombra è già colore”! Quindi realizzare una parete modulare significa creare un qualcosa di “vivo”, che si muove in base alla posizione della luce, la quale a sua volta fa sì che le sue proiezioni, anch’esse in movimento, ne rigenerano continuamente l’immagine visiva.

Piatti: quanto oggi è importante avere un piatto esteticamente gradevole per accompagnare l’assemblamento del cibo sul piatto?

Bhè, questo lasciamolo dire agli chef! Comunque io non parlerei tanto di “bello” o “brutto”, ma piuttosto di complementarietà tra il piatto ed il suo contenuto…deve funzionare nel complesso, credo

Gli chef che ti contattano ti chiedono stoviglie specifiche per dei piatti che hanno già realizzato, oppure rielaborano il loro modo di impiattare in base al piatto che consegni loro?

In commercio si trovano moltissimi esempi di piatti industriali e fatti a mano, di ottimo pregio. Ciò che invece è difficile trovare è un piatto pensato e realizzato per una specifica e personale idea dello chef, ed è ciò che io cerco di fare! Si tratta di un lavoro di squadra tra me e lui, dove le mie competenze tecniche nel campo della ceramica si uniscono alle sua fantasia e creatività. Se proviamo a pensare alla cucina come un laboratorio dove si crea e si sperimenta continuamente, anche il piatto non sarà più qualcosa atto solo a contenere ma farà parte della ricerca stessa.

Ti senti parte di uno sviluppo creativo di un ristorante? E’ facile rapportarsi con gli chef in fase “artistica”?

Mi sento più “un mezzo per” lo sviluppo creativo di un ristorante! Quindi credo che il merito vada a loro che hanno voglia di cimentarsi in questo tipo di ricerca. Devo ammettere che soprattutto all’inizio, è difficile trovare un modo per realizzare ciò che desiderano, sia perché ogni volta è la prima volta anche per me (visto che sono sempre nuovi progetti e non produco una linea mia ma cambio sempre tecniche e tipi di lavorazione in funzione della richiesta) e sia perché l’argilla come la porcellana ha i suoi limiti e bisogna fare i conti con la realtà quindi sono necessarie prove e prove fino al raggiungimento del risultato! Devo dire che anche loro sono molto pazienti con me!

Cromatismi: quanto è importante l’uso dei colori nelle richieste che ti arrivano in laboratorio?

Nella maggior parte dei casi mi chiedono piatti in porcellana perché il bianco della porcellana mantiene la sua eleganza sempre. A volte invece ho delle richieste particolari in funzione delle pietanze che pensano di proporre e a quel punto realizzo degli smalti per loro, fino al raggiungimento delle caratteristiche richieste. Ogni colore poi cambia in base al materiale su cui lo applico quindi anche in questo caso si procede per tentativi fino a raggiungere il risultato richiesto…ma non è facile!

Che materiali utilizzi maggiormente per realizzare le tue creazioni?

Come dicevo, la porcellana e la paperclay; a volte anche argille semirefrattarie.

 

 

Quanto la sala e l’ambiente interno è abbinabile all’uso di piatti e stoviglie “a tema”?

Questo è un aspetto su cui si può lavorare molto! Ma a questo punto mi viene spontaneo dire che si può lavorare direttamente sul design della sala stessa, con installazioni o pareti modulari. Mi è capitato una volta di farlo per un ristorante ed è stato davvero soddisfacente, anche se vorrei tanto fare ancora di più, avendo accumulato un bagaglio di conoscenze maggiore rispetto a prima.  

Secondo te, provando a vedere nel futuro, che tipologie di piatti saranno utilizzati in futuro? Continuerà la moda del “piatto grande” per “portate piccole”?

Secondo me si andrà sempre più verso una ricerca di leggerezza e ricercatezza, e credo che invece di proporre un grande piatto si tenderà a introdurre forme più piccole ed originali che prevedono l’interazione tra la persona che degusta e il piatto stesso, quindi non più un elemento prezioso solo da ammirare ma un’esperienza da vivere in prima persona.

 

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