Le Monfumine e la storia di Maddalena. Ripartire, con successo, dalla terra | LaBrigata.Net

Le Monfumine e la storia di Maddalena. Ripartire, con successo, dalla terra

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Il telefono è a volte davvero detestabile. In casi come questi è un limite grosso poter lavorare in remoto e non dover viaggiare per parlare con le persone. In viva voce, con negli occhi le coltivazioni, i colori e le sfumature delle varie tonalità di verde prato. La voce sicura di Maddalena Giandomenico è amabile nel raccontarci la sua esperienza e la sua terra. La sua voglia di fare impresa in modo etico. Nel rispetto delle regole non scritte che la natura, in alcuni casi più di altri, ci costringe a rispettare. E quindi qui, nelle verdi colline di Asolo, raccogliere i frutti a mano non è un vezzo ma una richiesta diretta proveniente dal bello che si trova negli scorci di quei luoghi. Che noi, in questa circostanza, ci accontentiamo di vedere in foto.

Maddalena, dopo una laurea in architettura conseguita negli States, torna in patria e fonda una start up tra le meraviglie dei frutteti dell’asolano. Qui fonda Le Monfumine e decide di coltivare prodotti particolari, frutti tipici e completarli in conserve realizzate utilizzando spesso altri aromi per rendere le caratteristiche organolettiche ancora più interessanti e particolari. E’ da qui che arrivano in poche selezionate gastronomie (o in negozi on line) barattolini da 250gr di melograno e pistacchio, ciliegie e marsala, fichi vaniglia e ruhm e la crema di mojito.

Ciao Maddalena. Innanzi tutto: raccontaci un po’ i tuoi anni negli States e come è nata l’idea di Le Monfumine

Mi trasferisco a New York nel 2005 (dopo anni passati negli USA) e li’ lavoro per vari studi d’architettura, su progetti sia privati che pubblici, quale il nuovo World Trade Center. A Gennaio 2009, in piena crisi, lo studio per cui lavoravo lascia a casa circa metà dello staff, tra cui la sottoscritta. Trovare lavoro mi era impossibile, e quindi decido per il rientro in Italia. Dopo vari tentativi di trovare lavoro nel mio settore e non, e un’avventura imprenditoriale non andata a buon fine ( sempre a causa della crisi, che in Italia e’ arrivata dopo rispetto agli States), ho cercato di re-inventarmi, mettendo a “frutto” la terra di proprietà della mia famiglia e acquisendo altro terreno. Gli appezzamenti già di proprietà erano piantumati con alcune varietà di alberi da frutto antichi e particolari, da cui io già raccoglievo la frutta che trasformavo in confetture. Nel 2012, dopo aver acquistato una proprietà a Monfumo, ho regalato le mie creazioni ad amici e parenti, che ne sono rimasti entusiasti. Da lì ho ricercato il mercato, i finanziamenti in agricoltura per i giovani, e grazie a tanto impegno e aiuto da parte di Confagricoltura, sono riuscita a creare una delle poche start up in agricoltura: Le Monfumine.

 

Raccontaci le colline di Asolo. Nelle pagine descrittive della tua azienda ricorrono spesso le parole “silenzio” e “lentezza”. Sono davvero temini così significativi per descrivere la tua terra?

Si. I colli di Monfumo sono noti anche come I Colli Silenziosi. Si tratta di terre collinari, verdi, con pochi e sparuti agglomerati di case e aziende agricole. Non ci sono strade provinciali a lunga percorrenza che attraversano il paesino, e i ritmi sono lenti. Il silenzio è rotto solo dai rumori della natura, e di qualche trattore o macchina degli abitanti dei colli.

 

Le Monfumine e il biologico. In che modo cercate di produrre in modo ecocompatibile?

Penso che oggi gli agricoltori abbiano anche un ruolo etico. Se pensiamo che l’agricoltore coltiva la sua terra e ne fa quello che vuole, abbiamo sbagliato mestiere. L’insieme degli agricoltori, italiani, europei, mondiali, gestisce un enorme patrimonio terriero. E’ nostro dovere, nei confronti dei nostri clienti, ma del mondo intero, cercare di produrre in modo etico ed ecocompatibile. Nella mia piccola realtà si cerca di gestire il raccolto con quello che la pianta riesce a produrre, senza cercare di “sforzarla” per gestire una produzione maggiore. Si guadagna di meno, è il pensiero che attraversa la mente. E invece no. Il prodotto è migliore nelle sue qualità organolettiche, e con la trasformazione in confetture questi sapori si sentono, e ci permettono di avere un mercato per i nostri prodotti.  Produrre in modo etico ed ecocompatibile non significa perdere il guadagno: bisogna capire come poter guadagnare in ogni caso.

Acqua, il problema che molte aziende agricole o zootecniche incontrano. Che rapporto ha Le Monfumine con l’acqua?

L’acqua è fonte vitale per qualsiasi azienda agricola. Da quando l’azienda ha vita, non abbiamo avuto periodi di estrema siccità e il clima collinare ci aiuta tantissimo: serate fresche e giornate calde, ma non troppo. Il nostro microclima fa si che ci siano, d’estate, costantemente 3 gradi centigradi in meno rispetto alla pianura, e questo è un dettaglio che fa molta differenza, e il nostro fabbisogno d’acqua per adesso è sempre stato soddisfatto dal clima.

 

Coltivazioni di prodotti rari, di specie di nicchia. Facci alcuni esempi…

Coltiviamo le giuggiole, le ciliegie a pasta bianca, l’amelanchier (pero corvino), melograno dolce, nashi e l’arguta (kiwi rosso).

 

Fare impresa in Italia: qual è il tuo punto di vista sullo stato dell’arte dell’imprenditoria italiana?

Ho incontrato imprenditori di successo, persone incredibili, tutte pronte a darti una mano. Se lo stato e la burocrazia italiana fossero uguali a queste persone, l’Italia potrebbe essere una potenza al pari degli Stati Uniti. Fare impresa in Italia pero’ è un’impresa. E non c’e’giorno in cui lo stato (e dunque noi stessi, per assurdo) non ci remi contro. Burocrazia, enti, leggi, consulenti impreparati… chi più ne ha più ne metta. L’imprenditore in Italia deve essere prima di tutto laureato in legge, deve conoscere I suoi diritti, e come tutelarsi da quanto ancora non conosce…purtroppo chi ha successo è chi ha più informazioni in suo possesso: l’informazione è potere.

 

E di quella cosiddetta giovanile? Anche tu, come tanti tuoi colleghi fai parte dell’ANGA (Associazione Nazionale Giovani Agricoltori): quale il senso dell’associazionismo oggi

L’associazione è confronto. I giovani hanno capito che confrontarsi, parlarsi, trovare soluzioni comuni non è aiutare il proprio concorrente, bensì cercare di fare fronte comune a problemi che affliggono anche il tuo vicino, che probabilmente produce vino come te (io abito nel trevigiano, quindi mi confronto quotidianamente con I produttori vitivinicoli). Far parte di un’associazione ha senso solo se ci si crede veramente. L’ANGA è prima di tutto confronto con giovani, ed è anche la creazione di progetti comuni per far crescere le nuove aziende. Senza tutto questo non avremmo più chi coltiva la nostra terra, un patrimonio preziosissimo.

Tasse, burocrazie, permessi…è davvero impossibile fare impresa in Italia?

Non e’ impossibile, ma come dicevo prima, bisogna essere scaltri, informati e sempre attenti anche a cosa non ci si aspetta. Bisogna trovare le persone che credono nel progetto e che vogliono aiutarti. Da soli è impossibile arrivare al successo.

Chi sono i tuoi clienti in Italia?

Enogastronomie, enoteche, ristoranti, negozi specializzati.

Export: per molte aziende agricole è una risorsa importante a livello commerciale? Per Le Monfumine?

L’export è necessariamente importante per tutti i colleghi imprenditori in Italia, in qualsiasi settore. E’ ovvio che il mercato estero è molto più ampio di quello interno, e data la situazione economica attuale del nostro paese, l’export può aiutare le aziende. La mia azienda ad oggi esporta nei Paesi Bassi, e stiamo ampliando Il mercato dell’export, però bisogna considerare che ci vogliono certi volumi affinché l’operazione possa diventare proficua; per una start up in agricoltura i tempi per avere grosse quantità sono molto più lunghi rispetto ad una normale azienda.

 

Cultura imprenditoriale italiana contro il resto del mondo. Facendo un ipotetico confronto: somiglianze e differenze tra i giovani imprenditori italiani e i loro colleghi stranieri

Non sono la persona adatta per rispondere a questa domanda – conosco pochi imprenditori stranieri e non nel mio stesso campo, però penso che sia più’ facile  fare l’imprenditore all’estero (e lo si fa anche molto più’ serenamente).

 

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