La Città della Pizza: spicchi, tranci e clima familiare | LaBrigata.Net

La Città della Pizza: spicchi, tranci e clima familiare

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Roma è ormai sempre più la nuova città della pizza. La capitale è divenuta una nuova piazza importante per l’arte bianca. Precursori del processo di crescita del settore sono personalità del calibro di Giancarlo Casa, Gabriele Bonci e moltissimi altri artigiani romani, meno noti al grande pubblico, che da decenni sfornano sia la tipica pizza in teglia – pochi i dubbi sulla bontà del prodotto nella capitale – sia la pizza tonda, più sottile e croccante rispetto a quella tipica di Napoli.

Interessa molto poco comprendere in questa sede quale sia la pizza migliore, quale impasto tecnicamente sia più riuscito, quale sia la più digeribile o quale la più saporita. Poco ci interessano quindi le classifiche in stile Top Ten, “5 migliori” o “10 più fragranti”.  

L’ambiente della panificazione e delle pizzerie è più rilassato rispetto a quello degli chef, ci sono – forse – meno inimicizie tra addetti ai lavori e questo era fortemente percepibile dal numerosissimo pubblico intervenuto lungo la tre giorni di kermesse (31 marzo, 1 e 2 aprile). Tanti sorrisi, tante risate e nuovi contatti tra pizzaioli di tutta Italia. Tante famiglie, tanti ragazzi e tanti bimbi a partecipare alla festa.

Tra workshop, dibattiti, approfondimenti, cene brandizzate, laboratori e spazi per abbinamenti gli avventori hanno avuto davvero parecchia scelta sul da farsi all’interno dell’open space di via Guido Reni.

I nomi presenti all’ex caserma di Roma sono stati selezionati con estrema cura, dando realmente uno spaccato di quello che è lo stato dell’arte della pizza in Italia e non solo. Tantissima gente intervenuta come pubblico lungo le tre giornate, molte le aziende che hanno aderito da ogni parte del Belpaese, quasi tutti gli addetti ai lavori presenti almeno un giorno su tre a disposizione.

La qualità dei prodotti proposti è stata di grande livello. Differenti impasti, dai tradizionalisti della napoletana verace, fino alle perfette cotture delle pizze in teglia, tanti volti nuovi, compreso il talento romano Pier Daniele Seu, fresco vincitore del concorso “Pizza Chef Emergente”.

Ma…ci sono alcuni “ma” piuttosto importanti su quello che poi è stato il risultato complessivo della manifestazione. E’ ovvio che è molto più semplice riflettere ex post a tutte le cose che non sono andate, soprattutto analizzando dall’esterno. Sul successo della manifestazione, ribadiamo, non ci sono dubbi. Roma è stata coinvolta in molti modi differenti a livello comunicativo, su tutti un imponente investimento in sponsorizzate Facebook che hanno martellato le bacheche geolocalizzate per almeno un paio di mesi. La location scelta è stata perfetta avendo sia un importante spazio interno che alcune zone esterne organizzate con (poche) sedute e alcune attrazioni per bambini di tutte le età.

 

Due su tutti però sono state le problematiche che hanno condizionato a nostro giudizio il risultato della kermesse. Il primo fattore è stato quello di sottovalutare la risposta del pubblico. Oggettivamente 25.000 persone non sono facili da gestire. E lo è ancora di più se si considera sufficiente una sola cassa per acquistare o ricaricare la temutissima Card che dava diritto all’acquisto di qualsiasi cosa, compreso birra e acqua. La fila in alcuni momenti era più lunga di quando si commercializzano nuovi smartphone negli U.S.A. E non solo: dopo 30-40 minuti di fila esterna agli spazi, una volta entrati, un importante, nuovo ed imprevisto muro umano accoglieva gli astanti ormai stanchi ma muniti di Card. Solo entrati ci si rendeva conto che ad ogni corner pizza c’erano almeno altri 15-20 minuti di fila ad attendere l’incauto ed intimidito avventore. E poi, una volta ritirata la pizza in enormi piatti di plastica (ma i materiali ecocompatibili costavano troppo?), ancora attese per trovare un angolino a cui poggiarsi per evitare di mangiare in piedi.

E sull’etere è partita la protesta: molti i commenti negativi (in parte rimossi “live” dagli amministratori) che sono piovuti sulle pagine ufficiali della manifestazione.

 

Sinceramente? Molti di quei commenti sono stati ingenerosi. Era una prima edizione e come tale ci sono stati evidenti problemi tecnici da “prova generale”.

Il secondo inciampo dell’organizzazione è dato dall’allestimento. Lo spazio aperto dell’ex Caserma, infatti, è stato sfruttato in modo bizzarro. La scelta è stata quella di mettere tutte le pizzerie affiancate su un lato e tutte le aziende partecipanti al lato opposto. Quindi la densità umana era malamente distribuita: infinite file per mangiare la pizza, nessuno agli stand delle aziende.

La manifestazione, certamente perfettibile, è però genericamente riuscita, ha evidenziato come il mondo della pizza si stia aprendo a luoghi geografici distanti dalla patria Campania e stia iniziando ad interessare le masse in modo sorprendente. La macchina del food, è oggi ufficiale, ha un nuovo settore merceologico da palesare, di cui vantarsi e da ostentare in una serie di eventi – ne siamo certi – che cattureranno ancora l’attenzione del pubblico.

Ad oggi la distanza “filosofica” tra cuoco e pizzaiolo è praticamente azzerata. Come è giusto che sia. Agli artigiani si porta rispetto a prescindere. Soprattutto quando – e questo è cristallino – lavorano con passione e grande abilità.

Emiliano De Venuti, uno degli organizzatori della manifestazione, e il pizzaiolo Mirco Rizzo con l’immancabile teglia romana

Siamo altresì sicuri che la prossima edizione curata dalla squadra de La Città della Pizza sarà più confortevole, curata e ponderata a livello logistico con maggiore attenzione.

E tutto sommato noi la fila l’abbiamo fatta. E possiamo dire che ne è realmente valsa la pena.

Viva la pizza!

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